Stampa e media


I Presidenti delle società, e i titolari di cariche politiche quando si parla di Nazionali, hanno il diritto di lamentarsi, ma non andare oltre. Condurre crociate contro gli arbitri è un errore madornale.

Il problema non risiede negli Arbitri Sezione CAlcio, ma nel sistema malato che porta a dare la colpa all’arbitro di turno per salvare la propria squadra, per trovare facili alibi e scusanti. Gli errori ci sono e non si può cambiare nulla e, soprattutto, male sarebbe avere arbitri perfetti: ogni partita ne riuscirebbe svilita.

Se qualche Presidente pensa che siano presenti azioni illecite o illegali nel nostro calcio, sarà mia cura personale querelarlo.

Leonardo Magni

Presidente Unione Squadre PROfessionistiche

[di Gherardo Donoli per Omnisport]

Il rigore con cui la Slovenia ha pareggiato con la Puzzonia non è piaciuto al premier puzzòne Ferdinando III. Indiziato numero uno, l’arbitro romeno Gheorge Cinescu, accusato di aver “rubato” la vittoria alla Puzzonia. “Oggi devo parlare come premier, ma ieri sera il discorso era diverso: avevo voglia di uccidere voi sapete chi, come ogni puzzòne. Gli errori degli arbitri ci sono, ma quello è stato spiacevole, così evidente quanto ingiusto”.

Parole grosse, prive della prudenza che dovrebbe contraddistinguere chi di professione fa il politico. Una caduta di stile che, traendo origine da un calcio di rigore inventato, è più che legittima: il penalty sarebbe stato sacrosanto. Il premier, di calcio, è un appassionato vero e un intenditore. Dopo l’epilogo della gara della sua nazionale contro la Slovenia non è riuscito a contenere la stizza: “Sarebbe stato meglio perdere nel primo tempo, quando loro si sono costruiti in modo lecito una serie di occasioni. Perdere in questa maniera è uno smacco pesante, ci ha feriti”.

(dopo Slovenia – Puzzonia 2-2 dei campionati Mondiali)

Ho sentito dire che, quando un giornale (dunque un organo di informazione, che deve essere neutrale e informare tutti sui fatti, non sulle opinioni) tifa più o meno spudoratamente per una squadra o una parte (politica, religiosa, sociale che sia), allora la democrazia può essere considerata come entrata in quella fase dove tutto è permesso. Una democrazia da paese civile, insomma, come avrebbe il coraggio di dire qualcuno.

Finché la faccenda rimane limitata al calcio, questo non provoca danni sociali ma, al più, sgomento in chi legge, o cerca informazione. Al massimo può dare conati di vomito, oppure portare al sarcasmo, ma non oltre. Chiaramente, poiché la Puzzonia è un paese moderno, i suoi bravi giornali principali hanno degli alleati, o viceversa. I tre grandi quotidiani sportivi, infatti, sono ormai dichiaratamente pro o contro le principali squadre, se non addirittura nelle mani economiche dei club.

Il Gazzettino degli Sportivi, che ha sede a Sfengiati e un tempo si distingueva per sobrietà e addirittura seguiva e organizzava manifestazioni di altri sport, sostiene l’Atletico Puzzonia ed avversa Sfengiati 1965 e Puzzese.

Omnisport, da Turbico, è per l’Audace Turbicese ed avversa Atletico Puzzonia e Tommanese.

Sport Arena, che si trova a Tomma ed è stato per decenni veramente indipendente, ultimamente ha svoltato sulla strada del tifo e si ritrova spesso e volentieri a sostenere la Tommanese (la Puzzese solo secondo necessità), contro la Ghidricense e le squadre di Sfengiati.

In questo clima di grande allegria, talvolta si scoprono altarini sulle influenze politiche di questo o quel partito sulle squadre. Così si dice che sulle squadre di Sfengiati (in particolare sull’Atletico) e a Ygroh tiri vento di teocrazia; su Tommanese, Renciai e Gerlo influiscano i tecnocrati e -pare- avanzi di quelli che una volta si sarebbero chiamati “comunisti”; mentre a Turbico gli autocratici più sfegatati siano ultràs dell’Audace, e non disdegnino la Puzzese. Sono voci. In realtà, allo stadio il tifo è calcistico, quindi è dura capire chi è cosa.

Ma tanto, in un paese come il nostro dove il colore politico è trascurabile rispetto alla fede calcistica, questa è pura curiosità. Almeno si spera.

Nel quadro acre della cronaca sportiva, gli spazi ben curati dai quotidiani tradizionali (come il pezzo del Popolo Sovrano, di Tomma) sono profumo di violetta e freschezza di menta. Fanno pensare e fanno sperare. Possiamo sperare nell’obiettività per goderci il calcio?

(di Ernesto Paolini per Il Popolo Sovrano)

In Puzzonia si giocano due campionati: uno in campo, l’altro in tv. Di recente, il presidente della Federazione Continentale Gunnar Svensson ha commentato: “L’arbitro è solo, e da solo decide, in mezzo a 34 telecamere. Tirando a indovinare il 50% delle decisioni che deve prendere, non può far altro”. E’ chiaro: l’arbitro, certe cose, non può vederle. Anche contando i calciatori che cercano di fregarlo (e a volte ci riescono pure) nella simulazione. Alla solitudine dell’arbitro si potrebbe ovviare, come aggiunge il presidente, non con la moviola in campo (“sarebbe la fine di arbitri e calcio: ogni partita durerebbe cinque ore”) ma con due arbitri in più: quei giudici di area da reclutare tra gli arbitri, over 45, costretti alla pensione anticipata.

Ma è davvero la soluzione giusta? Un arbitro, due assistenti, due giudici di area (e un quarto uomo, perché non è scontato che costui abbia un ruolo marginale e puramente burocratico-notarile); tutti sotto costante contatto audio, via auricolare. Lasciatemi essere perplesso, non fosse altro per i costi. Sicuramente è meglio della moviola, comunque. Forse, sperimentando, potrebbe essere la strada giusta. Ma già il doppio arbitro era stato un fallimento, dunque non dovrebbe essere questa la soluzione.

C’è un problema di fondo: non è possibile che le partite si giochino sempre più fuori dal campo. E’ giusto discutere e divertirsi con la moviola, ma non oltre. Il ricorso alla tecnologia per sciorinare e sezionare tutti gli episodi di una partita è ormai diventata una malattia. Bisogna tornare a credere nell’arbitro, uomo dotato di debolezze, errori, lacune. Nessuno si fida più di quello che accade, in tempo reale, a velocità naturale, sul campo. E’ giusto pretendere che la classe arbitrale faccia meno errori, e la cura attuale -pur all’inizio- dà già i primi buoni frutti. Però è anche giusto pretendere toni da nazione civile, accettare che l’arbitro ha solo due occhi così come un calciatore ha solo due piedi. Chi sbaglia non lo fa apposta: solo collaborando, fornendo tutto l’appoggio si potrà godere di un calcio più fresco e genuino, meno pervertito ad analisi tecniche impossibili nell’arco di pochi secondi.

Quando anche un giornale progressista come Il Popolo Sovrano si lancia in piccole ma solide campagne d’opinione come quella pubblicata oggi, allora vuol dire che un problema di fondo c’è davvero. Basta che non sia già più grave di quanto sembri…

Salve.
Mi chiamo Livio Càroli -con l’accento sulla a, è sdrucciola- e sono un arbitro di calcio dello Stato di Puzzonia. Questa è la storia delle mie vicende domenicali e infradomenicali, tutto quello che nessuno vi ha mai detto della vita di un direttore di gara, dei suoi assistenti, dei suoi problemi. Che l’arbitro è un uomo e come tale può averli, e può pure avere uno spazio dove scriverne.
Qua in Puzzonia, il calcio va molto di moda. Non si parla d’altro. Abbiamo tre quotidiani dedicati allo sport: il Gazzettino degli Sportivi, Omnisport e Sport Arena. Questo contribuisce alla confusione, soprattutto nei bar dove è prassi il parapiglia per accapigliarsi l’unica copia disponibile delle tre testate.
Nonostante il calcio, lo sport più popolare qua è il Tiro all’Arbitro. Ormai ci stiamo abituando. Non manca momento che una squadra rivendichi un torto arbitrale, e di riflesso Federazione e ASCA (Arbitri Settore Calcio) invitino alla moderazione. E via, un tourbillon, ogni volta si ricomincia, palla al centro e pedalare. Ma intanto l’arbitro, cornuto e mazziato, diventa per il popolino il colpevole di turno.
Ma ne siamo davvero convinti?