Puzzonia


[di Gherardo Donoli per Omnisport]

Il rigore con cui la Slovenia ha pareggiato con la Puzzonia non è piaciuto al premier puzzòne Ferdinando III. Indiziato numero uno, l’arbitro romeno Gheorge Cinescu, accusato di aver “rubato” la vittoria alla Puzzonia. “Oggi devo parlare come premier, ma ieri sera il discorso era diverso: avevo voglia di uccidere voi sapete chi, come ogni puzzòne. Gli errori degli arbitri ci sono, ma quello è stato spiacevole, così evidente quanto ingiusto”.

Parole grosse, prive della prudenza che dovrebbe contraddistinguere chi di professione fa il politico. Una caduta di stile che, traendo origine da un calcio di rigore inventato, è più che legittima: il penalty sarebbe stato sacrosanto. Il premier, di calcio, è un appassionato vero e un intenditore. Dopo l’epilogo della gara della sua nazionale contro la Slovenia non è riuscito a contenere la stizza: “Sarebbe stato meglio perdere nel primo tempo, quando loro si sono costruiti in modo lecito una serie di occasioni. Perdere in questa maniera è uno smacco pesante, ci ha feriti”.

(dopo Slovenia – Puzzonia 2-2 dei campionati Mondiali)

Sono nato a San Eustacchio il 17 agosto 2036. Mia madre aveva la pretesa che io nascessi nella piccola clinica di questa città, pare che l’ospedale di Gerlo fosse troppo provinciale. Dopo 34 anni è difficile giudicare, ormai sono fatti passati e nel frattempo sono nato bene e ho continuato a vivere ugualmente.

Nel 2036… non c’era niente di particolare di cui tener conto. Pare (pare) che alcuni scienziati, una trentina d’anni prima, avessero pronosticato l’impatto di un asteroide contro la Terra proprio in quest’anno. Niente di tutto ciò, in realtà: solo una pioggia di stelle cadenti, per San Lorenzo, più abbondante del solito. Io sono seguito di poco, a quella pioggia.

La Puzzonia del 2036 era uno stato sufficientemente moderno da poter guardare dall’alto in basso qualunque paese si fosse appena affacciato alla nuova economia globale. Senza alcun diritto né vanto di guardare in quel modo, peraltro. Come nella migliore tradizione latina, mutuata dall’Impero Romano, i rappresentanti del popolo eletti a governare il Paese avevano capito che il popolo era ben contento di godersi panem et circenses: e così, avanti tutta col calcio. Sport nazionale è dir poco: praticamente passatempo per ogni ora ed età. Mio nonno usava raccontare di quando cominciarono a vendere le prime edizioni di Windows 30X col manageriale calcistico e i quiz sui Mondiali, al posto del caro vecchio Solitario: ovviamente accompagnava la storia a una sonora bestemmia, dato che di calcio trasudava ogni ganglio del paese e ne se sarebbe fatto volentieri a meno, di averlo pure sul computer.

Per capirci: non bastavano tre quotidiani nazionali con pagine calcistiche dedicate tra il 50% e l’80%. Interi telegiornali sportivi; riviste e magazine dedicati nascevano ogni mese; tg e quotidiani classici dedicavano fino al 20% al calcio (non sport, ma puro pallone).

In questo clima di sana allegria, raccontare la situazione del mio paese è arduo, perché -annebbiati dai fumi dell’alcool e dei fumogeni- far dire a babbo e nonno se al governo fossero autocratici, tecnocrati o teocratici (o una qualche loro combinazione) non è impresa da poco.

Certo è che oggi, 20 giugno 2070, amministra la Puzzonia il leader teocratico più carismatico e forse ingombrante degli ultimi anni: Ferdinando III, parente alla lontana (così dice internet) di alcuni leader della DC degli anni 2000. Uno statista mondiale, dicono: l’unico che sia riuscito, in un paese occidentale, a ripristinare la confessionalità dello stato dopo decenni di pragmatissimo laicismo.

Salve.
Mi chiamo Livio Càroli -con l’accento sulla a, è sdrucciola- e sono un arbitro di calcio dello Stato di Puzzonia. Questa è la storia delle mie vicende domenicali e infradomenicali, tutto quello che nessuno vi ha mai detto della vita di un direttore di gara, dei suoi assistenti, dei suoi problemi. Che l’arbitro è un uomo e come tale può averli, e può pure avere uno spazio dove scriverne.
Qua in Puzzonia, il calcio va molto di moda. Non si parla d’altro. Abbiamo tre quotidiani dedicati allo sport: il Gazzettino degli Sportivi, Omnisport e Sport Arena. Questo contribuisce alla confusione, soprattutto nei bar dove è prassi il parapiglia per accapigliarsi l’unica copia disponibile delle tre testate.
Nonostante il calcio, lo sport più popolare qua è il Tiro all’Arbitro. Ormai ci stiamo abituando. Non manca momento che una squadra rivendichi un torto arbitrale, e di riflesso Federazione e ASCA (Arbitri Settore Calcio) invitino alla moderazione. E via, un tourbillon, ogni volta si ricomincia, palla al centro e pedalare. Ma intanto l’arbitro, cornuto e mazziato, diventa per il popolino il colpevole di turno.
Ma ne siamo davvero convinti?