(di Ernesto Paolini per Il Popolo Sovrano)

In Puzzonia si giocano due campionati: uno in campo, l’altro in tv. Di recente, il presidente della Federazione Continentale Gunnar Svensson ha commentato: “L’arbitro è solo, e da solo decide, in mezzo a 34 telecamere. Tirando a indovinare il 50% delle decisioni che deve prendere, non può far altro”. E’ chiaro: l’arbitro, certe cose, non può vederle. Anche contando i calciatori che cercano di fregarlo (e a volte ci riescono pure) nella simulazione. Alla solitudine dell’arbitro si potrebbe ovviare, come aggiunge il presidente, non con la moviola in campo (“sarebbe la fine di arbitri e calcio: ogni partita durerebbe cinque ore”) ma con due arbitri in più: quei giudici di area da reclutare tra gli arbitri, over 45, costretti alla pensione anticipata.

Ma è davvero la soluzione giusta? Un arbitro, due assistenti, due giudici di area (e un quarto uomo, perché non è scontato che costui abbia un ruolo marginale e puramente burocratico-notarile); tutti sotto costante contatto audio, via auricolare. Lasciatemi essere perplesso, non fosse altro per i costi. Sicuramente è meglio della moviola, comunque. Forse, sperimentando, potrebbe essere la strada giusta. Ma già il doppio arbitro era stato un fallimento, dunque non dovrebbe essere questa la soluzione.

C’è un problema di fondo: non è possibile che le partite si giochino sempre più fuori dal campo. E’ giusto discutere e divertirsi con la moviola, ma non oltre. Il ricorso alla tecnologia per sciorinare e sezionare tutti gli episodi di una partita è ormai diventata una malattia. Bisogna tornare a credere nell’arbitro, uomo dotato di debolezze, errori, lacune. Nessuno si fida più di quello che accade, in tempo reale, a velocità naturale, sul campo. E’ giusto pretendere che la classe arbitrale faccia meno errori, e la cura attuale -pur all’inizio- dà già i primi buoni frutti. Però è anche giusto pretendere toni da nazione civile, accettare che l’arbitro ha solo due occhi così come un calciatore ha solo due piedi. Chi sbaglia non lo fa apposta: solo collaborando, fornendo tutto l’appoggio si potrà godere di un calcio più fresco e genuino, meno pervertito ad analisi tecniche impossibili nell’arco di pochi secondi.

Quando anche un giornale progressista come Il Popolo Sovrano si lancia in piccole ma solide campagne d’opinione come quella pubblicata oggi, allora vuol dire che un problema di fondo c’è davvero. Basta che non sia già più grave di quanto sembri…