Salve.
Mi chiamo Livio Càroli -con l’accento sulla a, è sdrucciola- e sono un arbitro di calcio dello Stato di Puzzonia. Questa è la storia delle mie vicende domenicali e infradomenicali, tutto quello che nessuno vi ha mai detto della vita di un direttore di gara, dei suoi assistenti, dei suoi problemi. Che l’arbitro è un uomo e come tale può averli, e può pure avere uno spazio dove scriverne.
Qua in Puzzonia, il calcio va molto di moda. Non si parla d’altro. Abbiamo tre quotidiani dedicati allo sport: il Gazzettino degli Sportivi, Omnisport e Sport Arena. Questo contribuisce alla confusione, soprattutto nei bar dove è prassi il parapiglia per accapigliarsi l’unica copia disponibile delle tre testate.
Nonostante il calcio, lo sport più popolare qua è il Tiro all’Arbitro. Ormai ci stiamo abituando. Non manca momento che una squadra rivendichi un torto arbitrale, e di riflesso Federazione e ASCA (Arbitri Settore Calcio) invitino alla moderazione. E via, un tourbillon, ogni volta si ricomincia, palla al centro e pedalare. Ma intanto l’arbitro, cornuto e mazziato, diventa per il popolino il colpevole di turno.
Ma ne siamo davvero convinti?